L’ECONOMIA DEL BENESSERE: LA MODERN MONEY THEORY

 

L’Ergonomia è funzionale al benessere dell’uomo che lavora, alla sua domanda di esprimere al meglio le capacità operative, le energie e bisogni. Rispetto a questo non è secondario il contesto economico in cui la persona è inserita perché lo scenario economico è in grado sia di garantire quelle condizioni oggettive che facilitano la piena espressione delle potenzialità della persona (accesso alla scolarizzazione, favorevoli condizioni di lavoro, servizi e politiche pubbliche a favore dell’inserimento lavorativo, ecc) sia di favorire quelle condizioni soggettive (percezione di “potercela fare”, aspirazioni, desideri, ecc) indispensabili per favorire il cambiamento. L’articolo che segue spiega come la teoria economica della Modern Money Theory è l’unica strada per favorire l’economia del benessere, in senso oggettivo e in senso soggettivo.

 

Modern Money Theory: la cultura del benessere vs la cultura della scarsità

 

L’economia si è sempre basata sulla polarizzazione “scarsità-abbondanza”. Un bene quantitativamente  scarso ha un prezzo più alto di un bene quantitativamente abbondante, la sua disponibilità è limitata rispetto ai bisogni e questo amplifica il suo valore. Le considerazioni di carattere più “oggettivo” legate alla dimensione della quantità, si integrano a quelle dell’ambito “soggettivo” incentrate sulla percezione della scarsità e dell’abbondanza, sviluppate da Enzo Spaltro. Percepire un bene come abbondante o scarso può essere un processo indipendente dalla reale e oggettiva quantità di quel bene; possiamo percepire come scarso un bene che in realtà è abbondante e viceversa. Questa percezione influenza il nostro desiderio-bisogno di quel bene. Infatti percepire un bene come scarso aumenta il desiderio di averlo e gli sforzi per raggiungerlo. Avendo una natura soggettiva questa percezione può essere “manipolata”. La manipoliamo in qualche modo noi stessi quando, per esempio, ci autoconvinciamo che il bene che abbiamo comprato è un bene raro e dunque di gran valore, oppure può essere manipolata dall’esterno in due modi diversi. L’esterno può indurci a percepire un bene come scarso o abbondante quando nella realtà non lo è (per esempio quando un venditore ci spinge a comprare qualcosa perché è l’ultimo) oppure può operare direttamente sulla quantità del bene ridimensionandone la quantità per mantenerne alto il valore. L’ interazione tra la dimensione “oggettiva” e quella “soggettiva” dà origine a quattro dimensioni:

 

1)                 Si può prendere per scarso una cosa che lo è anche nella realtà (percezione corretta)

 

2)                 Si può prendere per scarso una cosa nella realtà è abbondante (errore di sottostima di risorse)

 

3)                 Si può prendere per abbondante una risorsa che nella realtà è scarsa (errore di sovrastima di risorse)

 

4)                 Si può prendere per abbondante una risorsa che lo è anche nella realtà (percezione corretta)

 

Il desiderio e la motivazione verso un bene dipende dal tipo di percezione che le persone hanno della sua quantità. In generale il desiderio verso un bene aumenta sino a quando lo percepiamo come scarso ma lo stesso desiderio si arresta e decresce quando iniziamo a percepire quella stessa risorsa come abbondante. In questo senso la percezione delle risorse economiche impatta anche sui comportamenti e le motivazioni delle persone. L’idea della “moneta scarsa” sviluppata dalle teorie economiche liberiste (rafforzata in Europa da una politica monetaria che ha effettivamente reso scarsa la moneta e ha fatto in modo che gli Stati potessero “finire i soldi”) e della scarsità del lavoro ha spinto le persone ad adoperarsi in tutti i modi pur di avere quel bene scarso facendole diventare più propense ad accettare condizioni peggiorative rispetto al passato. All’errore di sottostima del bene “moneta” e “lavoro” si aggiunge l’errore di sovrastima di altre risorse come le “competenze”. In questo caso la percezione di una grande disponibilità della risorsa è funzionale alla diminuzione del suo valore e del desiderio di conseguirla. Spaltro fa notare che la cultura della “sofferenza” si accompagna alla sottostima di risorse e alla cultura della repressione (mancanza di scelta, di soggettività, di pluralità, ecc) alimentando quei rapporti di potere asimmetrici per cui chi ha risorse provoca e impedisce i cambiamenti in chi non ha risorse. In aggiunta a questo si aggiunge la tendenza a compensare l’impotenza del debole con la visione della “sacralizzazione del malessere”, per cui il malessere e la scarsità hanno un risvolto etico e di insegnamento rispetto alla pingue abbondanza. Chi sta male impara a vivere meglio di chi è in una condizione di abbondanza, nella quale si tende a perdere la  sensibilità di fronte ai pericoli (i Romani hanno perso il potere nel momento in cui stavano bene, ecc). La cultura della sofferenza e della scarsità che ci viene imposta (austerity, il debito come un peccato, e per molti versi il concetto stesso di decrescita felice) si alimenta di questa retorica. I paesi che hanno allegramente “speso a deficit” avrebbero vissuto al di sopra delle proprie possibilità non cogliendo le virtù del rigore dei conti, dei tagli e dei sacrifici impopolari.

 

Dunque l’economia della scarsità tende a generare nelle persone due tipi di errore nella percezione della scarsità/abbondanza, l’errore di sottostima della moneta e del lavoro, in modo da aumentarne la capacità attrattiva e la conseguente disponibilità delle persone a fare di tutto per averle e l’errore di sovrastima nel caso delle competenze per diminuirne il valore. Il desiderio è ostacolato e la gente tende a desiderare poco perché ha paura di incorrere nella frustrazione delle proprie aspirazioni. L’economia della scarsità tiene basse le aspettative e in uno scenario di questo tipo la persona che lavora si sente “depotenziata” in termini di energie, spinta al benessere occupazionale, soddisfazioni, desiderio di esprimere la propria soggettività.

 

Per questo la “Modern Money Theory” può offrire riflessioni interessanti non solo da un punto di vista economico ma anche da quello psicologico, perché rompe gli schemi mentali dell’oggettività, della scarsità e del malessere. Ribaltando il principio repressivo del rigore come strada maestra verso la virtù apre la strada all’economia del benessere. La possibilità in mano ad uno Stato di promuovere il proprio sviluppo passa attraverso il passaggio dalla depressione (e repressione) all’abbondanza e al benessere. La fine del  concetto di moneta scarsa rende i rapporti di potere meno asimmetrici e restituisce quel sentimento del potere alle persone (imprenditori, lavoratori, studenti) in grado di riaccendere le aspettative e i desideri lavorativi.

 

Modern Money Theory: assunti di base

 

La Modern Money Theory si sviluppa presso l’Università del Missouri-Kansas City. È stata diffusa in Italia dal giornalista Paolo Barnard (www.paolobarnard.info). L’impianto teorico della MMT poggia su Keynes, Lerner, Godley, Minsky.[1]

 

  • Dobbiamo considerare che tutta la moneta in circolazione è debito; esattamente è un “Io Ti Devo” (ITD). Lo Stato la emette per primo in condizione di monopolio.
  • Gli Stati si dividono in monetariamente sovrani e non sovrani. Gli USA, UK, Turchia, ecc.ecc. sono Stati sovrani perché sono emettitori della loro moneta, non promettono di convertirla né in oro, né in qualsiasi altro metallo prezioso e la moneta può fluttuare liberamente. I tassi di cambio fisso riducono la libertà dello Stato di attuare determinate scelte di politica fiscale.[2] I Paesi euro hanno rinunciato alla sovranità monetaria.
  • In base alla regola dei bilanci settoriali, il settore governativo + il settore non governativo (noi cittadini)+ il settore estero = 0. Questo significa che se il settore pubblico è in deficit, quello privato sarà in surplus. Se diminuisce il debito pubblico diminuisce il risparmio dei cittadini.
  • In un Paese a moneta sovrana le tasse non finanziano alcunché. Le tasse distruggono la moneta creata dallo Stato. Rappresentano innanzitutto l’unico motivo per cui le persone utilizzino quella determinata moneta. In secondo luogo, le tasse svolgono un ruolo principe per controllare l’inflazione. Nel caso in cui i prezzi aumentassero troppo velocemente, un incremento dell’imposizione fiscale distruggerebbe denaro, cioè potere d’acquisto, controllando l’inflazione. Infine, le tasse sono utili per correggere eventuali fallimenti del mercato. Per esempio, possiamo decidere di tassare l’inquinamento per ridurre l’esternalità negativa.
  • Solo uno Stato a moneta sovrana può creare la piena occupazione.  Un’insufficiente domanda ad assorbire tutta la produzione di beni e servizi causa la disoccupazione. Per questo le industrie sono costrette a licenziare. Poiché lo Stato è in grado di emettere tutta la moneta che desidera (l’unico limite è l’inflazione) e i disoccupati sono disposti a lavorare in cambio della moneta che lo Stato emette, quest’ultimo non ha limiti nel creare occupazione (tranne quelli legati alla disponibilità di risorse fisiche e naturali), potendo letteralmente impiegare tutti i non assunti dal settore privato.[3]
  • I titoli di Stato, in un paese a moneta sovrana, sono uno strumento per definire i tassi di interesse. In questo caso è lo Stato che li decide e non c’è forza di mercato o agenzia di rating che possa influenzarli.
  • Gli Stati monetariamente sovrani non possono fallire, se non per scelta volontaria, perché saranno sempre in grado di adempiere alle loro obbligazioni finanziarie emettendo moneta.

 

 

Quanto sopra descritto non è valido per l’Italia che ha rinunciato alla sovranità monetaria adottando la moneta unica. L’Italia si trova nella reale situazione di dover accaparrarsi l’euro dai mercati privati e i nostri servizi essenziali, quindi anche il nostro benessere, sono alla mercé della loro volontà di prestarci denaro.[4]

 

Vivere dignitosamente è possibile se esiste la certezza del lavoro. La disoccupazione provoca drammi umani incalcolabili. La MMT ha come indicatore fondamentale il numero di occupati. Eliminati i fantasmi che ostacolano lo sviluppo, leggi debito pubblico e inflazione, l’ammontare di deficit spending va usato per creare la piena occupazione e il pieno stato sociale. Questo è il primo mattone affinché si realizzi la vera democrazia.

 

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